Domenica 2 Dicembre 2001

La cagnetta Memè riporta il sorriso agli anziani
Trovatella, è fulcro del primo esperimento di «pet terapy» in una Casa di riposo
AMICI ANIMALI



a.e.

ROVERETO. Quando è arrivata in Casa Romani è stata accolta da applausi, grande nastro rosa, forse qualche lacrima furtiva, rotolata giù in memoria d'un lontano affetto. Oggi Memè ha 8 mesi e il ricordo delle mani cattive che la abbandonarono sulla ciclabile, assieme al resto della cucciolata, nella sua mente deve essersi dissolto come neve al sole. Amato e riverito, questo cane dagli occhi dolcissimi e dalla coda troppo lunga, si è saldamente piazzato al centro dell'interesse dei 174 ospiti della Casa di soggiorno di Nomi; persino in paese è una celebrità.
Primo cane ammesso in una casa di soggiorno, almeno alle nostre latitudini, troppo ingessate e fredde per scoprire quello che a Vincenzo Muccioli appariva evidente già molti anni fa: «La sensibilità non è prerogativa dell'uomo, spesso anche gli animali sanno proporcela in un dialogo muto e profondo». Quello di cui l'anziano, logorato e disincantato, ha più bisogno. Così, mentre a Rovereto si firmano delibere che vietano a bambini e anziani di nutrire i piccioni, a Casa Romani si adotta un cane e a Trento la comunità di San Patrignano, in collaborazione con Anffas e Aiuca, promuove un convegno sui "cani da vita".
Sulla "pet terapy", sulla validità dell'utilizzo degli animali per sostenere l'uomo, ridargli fiducia e voglia di vivere, si sono sprecati fiumi d'inchiostro, ma nella pratica quasi tutte le istituzioni e i luoghi di cura e assistenza fanno orecchi da mercante. Memè è una delle poche eccezioni e sta lì, con occhi beati, a consolare chi le allunga una carezza dalla carrozzina e le porta i biscotti sbagliati, o chi, semplicemente, ha lo sguardo attonito, lontano mille miglia, eppure puntato ostinatamente su lei: Memè è una allegra montagna di pelo che tutti riesce a riscaldare.
La troviamo, compunta e seriosa, alle prese con Paolo Ciaghi, il suo istruttore, mentre dà sfoggio di buone maniere e non calanche: «L'abbiamo affidata a Ciaghi perché con un buon addestramento può diventare veramente parte della struttura - dice Tiziana Orsi, responsabile del centro diurno - Memè deve entrare nella Casa, avvicinarsi agli ospiti con garbo e senza fare confusione. Del resto, è intelligente, impara presto e sta aiutando molti degenti a vivere meglio. Quando era piccola, la mettevamo spesso sulle ginocchia degli anziani in carrozzella: era salutata come un vero dono dal cielo, capace di regalare momenti indimenticabili a persone fragili nel corpo e nello spirito. Ma Memè è stata adottata soprattutto dal signor Bruno; è lui che la segue, che impara come addestrarla. E' il suo nume tutelare. E guai a chi la critica, lui la difende sempre a spada tratta». Bruno Pallaoro ci osserva, non sa se lasciarsi andare alla confidenza o proteggere fino in fondo il suo tesoro. E' lui che accompagna Memè nella passeggiata quotidiana, che riceve da Ciaghi i preziosi consigli.
Memè è un'arruolata speciale, perché «un cane sta bene, nell'ottica della residenzialità», come dice Luigi Ferrari, direttore di Casa Romani. Parmigiano, due lauree a Urbino, in giurisprudenza e sociologia, 10 anni d'esperienza in casa di riposo a Parma e la ferrea convinzione che la demedicalizzazione delle strutture non può che fare bene agli anziani: «L'assistenza sanitaria non risolve le giornate del degente - afferma - Noi abbiamo visto che quando le giornate vengono valorizzate, le persone rinascono». Per questo a ogni nuova entrata si compila un questionario su cui si annota proprio tutto, dagli interessi minimi della persona al numero di cuscini cui è abituata, dall'abito che preferisce indossare all'orario in cui ama fare il bagno. Casa Romani è aperta all'esterno, ha limitato al massimo le regole, adesso ammette anche i cani. Risultato? Nell'elegante edificio affogato nel verde oggi entrano le mamme con i bambini nelle carrozzelle, «adottano» qualche nonno, salutano la coppia di bengalini che ha figliato, accarezzano Memè... E la vita riprende i ritmi e la parvenza d'una normalità smarrita.
Ferrari, approdato a Nomi un paio d'anni fa, è soddisfatto per quanto amministrazione e presidente, Walter Nicolodi, gli hanno permesso di fare: «All'inizio mi credevano pazzo - sbotta a ridere - poi ho scoperto che quello che io mi sforzavo di scrivere in bell'italiano qualcuno lo stava già mettendo in pratica». Il riferimento è alla signora Orsi, preziosa collaboratrice. Pragmatica, positiva, attivissima. Convinta, anche lei, che una giornata rilassante, trascorsa in serenità, possa persino togliere all'anziano l'esigenza del sonnifero.

 


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