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In
occasione dell’evento che si terrà il 22
aprile presso l’Università di Pavia, durante
il quale Papa Benedetto XVI benedirà l’Ateneo,
la LAV chiede al Pontefice di rinunciare a indossare
la pelliccia di ermellino, richiesta dalla sartoria
vaticana all’atelier di Riccardo Ravizza “Annabella”,
che dovrebbe ornare la mantellina del Santo Padre.
“Nel
rispetto della sacralità della vita di
ogni specie vivente, invitiamo il Santo Padre
a compiere una scelta di alto valore religioso
ed etico rinunciando in questa occasione, e per
il futuro, a indossare capi realizzati in pelliccia
- dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della
LAV - Sarebbe un lodevole esempio di carità
cristiana, tanto più significativo in quanto
compiuto dalla massima autorità ecclesiastica.
Ricordiamo che Giovanni Paolo II, parlando del
"soffio divino" presente anche negli
animali e non soltanto nell'uomo, aveva ridato
a queste creature valore e dignità.”
L’abitudine
di ornare vesti e capi con rifiniture in pelliccia
andrebbe abbandonata per molteplici ragioni: sotto
l’aspetto religioso è una contraddizione
perché rappresenta una sorta di complicità
nel condannare a morte degli esseri viventi arbitrariamente
definiti “da pelliccia” perché catturati
e allevati a questo scopo ma senza alcuna reale
necessità, uccisi e scuoiati in maniera
brutale; in termini pratici, poi, esistono valide
alternative che non comportano l’uccisione di
animali. Inoltre, la consapevolezza di quanto
sia deplorevole indossare una pelliccia, ha indotto
la maggioranza dell’opinione pubblica nazionale
e internazionale a rinunciarvi: anche la Chiesa
dovrebbe prendere atto di questa positiva maturazione
dei costumi sociali e adeguare le proprie scelte
sartoriali. Tale scelta segnerebbe un netto avvicinamento
alle problematiche di tutela e di rispetto dell’ambiente,
che interessano e preoccupano l’intera popolazione
mondiale: inquinamento, deforestazione, cambiamenti
climatici, caccia, bracconaggio, ecc. stanno già
compromettendo molte specie viventi, ucciderne
atre per vanità è davvero riprovevole.
Nel
2006 sono stati uccisi almeno 500 milioni di animali
- tra ermellini, visoni, volpi, foche, conigli,
procioni, ecc. - per produrre pellicce (dato mondiale).
Occorrono dai 180 ai 240 animali per realizzare
una sola pelliccia di ermellino, un piccolo mammifero
che in natura si trova comunemente tra i 1000
e i 3000 metri di quota, dove predilige i boschi
radi, i bordi dei laghi e dei ruscelli; in alta
quota lo si trova spesso nelle pietraie. E’ diffuso
in Europa, a eccezione delle regioni mediterranee,
in Asia, in Groenlandia, in Canada e nel Nord
degli Stati Uniti.
I
metodi di uccisione degli animali “da pelliccia”
sono davvero crudeli: dalla camera a gas, alla
rottura delle ossa cervicali, dalla corrente elettrica
al colpo sul muso e sulla nuca. Questi animali
sono oggetto di una caccia spietata e di sistemi
di allevamento intensivi dove sono segregati in
gabbie strette, con il fondo in rete metallica
che gli lacera le zampe, senza ripari dal sole
e dal gelo. Inoltre, lo stress dell’isolamento
forzato in gabbie ridottissime spesso provoca
fenomeni di aggressività verso i propri
simili e automutilazioni.
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