Shi
Tzu, il cane dei monaci tibetani Un «batuffolo»
che sa combattere
Di portamento fiero, si muove al rallentatore
Diffidente con gli sconosciuti, è fedele
solo al padrone
Ha il fascino dell'Oriente: per questo ormai
da anni lo Shi Tzu continua la marcia trionfale
alla conquista delle case ed ha schiere di ammiratori
che lo considerano un gioiello della natura,
proprio come fanno i sacerdoti di Buddha. I
primi esemplari (allevati dai monaci tibetani
che ne erano gelosissimi custodi venivano utilizzati
per dare l'allarme e svegliare i mastini da
guardia) furono importati in Inghilterra nel
1930 e conquistarono subito l'isola e poco dopo
l'Europa cinofila. Di carattere fiero, portamento
altero come fosse conscio della propria bellezza,
lo Shi Tzu si muove al rallentatore, quasi guidato
da un'invisibile moviola. Piuttosto restio a
dar confidenza agli sconosciuti, è pronto
a segnalare l'arrivo di estranei ed a difendere
la casa, sia abbaiando sia ricorrendo ai denti
insolitamente robusti in un cane alto più
di 26 centimetri e pesante meno di otto chili.
Da cucciolo sembra proprio un batuffolino peloso
e tenero: cerca protezione, pretende attenzioni.
In casa da pochi giorni instaura un rapporto
di affetto con tutti, un legame però
che per essere saldo necessità di tempo.
Ed è un impegno verso il cane che viene
ampiamente compensato proprio perché
lo Shi Tzu riconosce nel padrone una guida da
seguire ciecamente. Crescere un cucciolo affettuoso
e non deve significare «antropizzarlo»,
cioè attribuirgli sentimenti ed esigenze
proprie delle persone. Lo si acquisti da allevatori
noti: lo Shi Tzu infatti non verrà mai
offerto come «occasione». In casa
deve avere il proprio angolo e qualche giocattolo:
un osso di pelle di bue, una pallina di gomma
piena o un pupazzo. È goloso, ma occorre
resistere per garantirgli una vita lunga e sana.
Gli si insegni - ma imparerà in poche
lezioni - a camminare correttamente. Il pelo
- sono ammessi tutti i colori e sulla testa
è raccolto in un ciuffo - è lungo,
folto e con qualche ondulazione e completato
da un sottopelo che un tempo gli era necessario
per difendersi dal freddo nelle zone impervie
del Tibet.
La toelettatura è relativamente semplice:
ogni giorno qualche colpo di spazzola e di pettine.
