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Venerdì, 12 Maggio 2006

Dogo, un mix di razze combattenti capace anche di fare da guida ai ciechi
Selezionato in Argentina per la caccia ai puma, se ben addestrato diventa un compagno fedele

Candido come la neve, è un crogiolo di razze perché il dogo argentino cominciò ad esser «fabbricato» nel 1928 dal professor Antonio Nones Martinez, docente all'università di Cordoba. Voleva ottenere - e ci riuscì - un cane che fosse in grado di rintracciare ed attaccare il puma e quindi doveva avere ottimo fiuto, essere resistente alla fatica e soprattutto al dolore delle ferite. Dapprima accoppiò esemplari di alano arlecchino con cani da combattimento di Palea, dotati di resistenza, aggressività ma poco fiuto: i discendenti furono fatti riprodurre con bulldog e bull-terrier per renderli insensibili al dolore e successivamente con i boxer, più rapidi ad apprendere. Successivamente furono incrociati con pointer per accentuare l'olfatto e wolf hound, micidiali sterminatori di lupi, per renderli rapidi nella corsa. Il risultato lo si può vedere sempre più di frequente in città, dove sono molti ormai a possedere un dogo non di rado sacrificato in un appartamento. Considerato da molti cane aggressivo - e quasi sempre per colpa del proprietario - il dogo, se opportunamente addestrato, è prezioso per la guida dei ciechi o per la lotta anticrimine della polizia.
I cuccioli sono affettuosi, invadenti, curiosissimi. Fino a quattro mesi somigliano proprio a buffi giocattoloni. Col trascorrere del tempo, però, il comportamento muta ed il dogo tende ad affermarsi. Guai a lasciargli l'iniziativa: significherebbe avere un cane fuori controllo. Se invece si è in grado di imporsi si avrà nel dogo un alleato e un compagno meraviglioso, un custode dei beni e di tutti i membri della famiglia. Come tutti i cani selezionati per la guardia, non è adatto a sorvegliare abitazioni o giardini molto frequentati.
Il manto dev'essere assolutamente bianco, senza la minima macchia. I maschi sono alti fino a 65 centimetri e pesanti 45 chili. Di solito vengono amputate coda e orecchie per dare al cane un aspetto più fiero e a ricordo di quando era allevato per combattere: una pratica a cui occorrerebbe rinunciare anche a seguito di quanto raccomandato dal Comitato di bioetica.

 





 

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