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Giovedì, 8 Maggio 2003

Il Maremmano abruzzese amico rustico ma leale


di ROBERTO ALLEGRI
In mezzo al verde dei campi il Maremmano abruzzese si nota anche da lontano: una macchia candida nell’erba alta. È proprio questa la ragione per cui, oltre duemila anni fa, fu selezionato col pelo bianchissimo: per essere ben visibile, anche di notte, e non rischiare di essere scambiato per un lupo e abbattuto dai pastori. Col mantello dello stesso colore di quello delle pecore, questi cani robusti e coraggiosi si mimetizzavano col gregge, pronti a scagliarsi contro chiunque, uomo o animale, minacciasse la proprietà loro affidata. Il loro stesso abbaiare, alto e monotono, quasi ad intermittenza, è tipico di chi dà l’allarme, di chi chiama a raccolta gli altri guardiani per fare fronte comune contro la minaccia. E la tenacia dei Maremmani è senza paragone: se messi alle strette, diventano addirittura feroci. Questi cani hanno un carattere estremamente indipendente, tipico di chi lavora sodo e va per le spicce. Un modo di fare rustico, che ha dato vita a un mucchio di leggende: il Maremmano abruzzese ha infatti fama di essere mordace, poco obbediente, indomabile come i lupi con cui un tempo ingaggiava combattimenti all’ultimo sangue. Ma la realtà è diversa. Molte persone hanno il vizio di voler cambiare gli altri, di voler plasmare il prossimo secondo i loro desideri. E ancor più lo fanno con i cani. Queste persone non andranno mai d’accordo con un Maremmano. Se si vuole un cagnone pronto a obbedire al minimo comando, che non si stacchi mai dal padrone e si presti a farsi accarezzare in ogni momento, ci si deve orientare verso un’altra razza. Il Maremmano è un cane «originario», che ha conservato molta della fierezza dei suoi progenitori selvatici; è un «duro», come duro era l’impiego a cui è stato destinato per millenni. Spesso veniva lasciato solo a badare al gregge e perciò ha sviluppato un’indole solitaria. Non è quindi un cane per tutti. Il rapporto che instaura col suo compagno umano è di parità: non si sentirà mai un sottomesso. Tentare di cambiarlo è inutile, significherebbe rovinarlo o istigarlo alla rivolta; va invece trattato da amico, rispettato nei suoi momenti di apparente distacco dal gruppo, senza costringerlo a smancerie che non gli sono congeniali. È un cane che gode della presenza dell’uomo, anche senza avere con lui un contatto fisico. Racconto queste cose per esperienza, perché ho il privilegio di condividere l’esistenza con un Maremmano, ed è un’esperienza fantastica. Ogni giorno andiamo a passeggiare in campagna e lo vedo trasformarsi passo dopo passo; a contatto con l’erba, le pietre, i sentieri polverosi la sua andatura si fa elastica, quasi felina. Insieme agli odori dei campi, inala ricordi atavici di bivacchi, di lunghi tragitti insieme alle pecore, di notti passate in attenta sorveglianza. È quando si fa buio che lo sento più vigile che mai. Dalla mia stanza lo sento abbaiare al minimo bisbiglio, dalla finestra vedo la sua sagoma bianca scattare al minimo movimento sospetto. Purtroppo a volte simili animali vengono rinchiusi in un recinto, legati a una catena, abbandonati a se stessi per lunghi periodi; e poi, pretendendo che trattamenti del genere non pesino sul loro carattere deciso, vengono liberati di colpo e messi a giocare coi bambini. Gli incidenti che capitano, dovuti solo all’ignoranza della gente, rimbalzano sulle pagine dei giornali e infangano il nome di un leale compagno, duro sì, ma onesto come le cose di una volta.






 

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