Il
Maremmano abruzzese amico rustico ma leale
di ROBERTO ALLEGRI
In mezzo al verde dei campi il Maremmano abruzzese
si nota anche da lontano: una macchia candida
nell’erba alta. È proprio questa la ragione
per cui, oltre duemila anni fa, fu selezionato
col pelo bianchissimo: per essere ben visibile,
anche di notte, e non rischiare di essere scambiato
per un lupo e abbattuto dai pastori. Col mantello
dello stesso colore di quello delle pecore,
questi cani robusti e coraggiosi si mimetizzavano
col gregge, pronti a scagliarsi contro chiunque,
uomo o animale, minacciasse la proprietà
loro affidata. Il loro stesso abbaiare, alto
e monotono, quasi ad intermittenza, è
tipico di chi dà l’allarme, di chi chiama
a raccolta gli altri guardiani per fare fronte
comune contro la minaccia. E la tenacia dei
Maremmani è senza paragone: se messi
alle strette, diventano addirittura feroci.
Questi cani hanno un carattere estremamente
indipendente, tipico di chi lavora sodo e va
per le spicce. Un modo di fare rustico, che
ha dato vita a un mucchio di leggende: il Maremmano
abruzzese ha infatti fama di essere mordace,
poco obbediente, indomabile come i lupi con
cui un tempo ingaggiava combattimenti all’ultimo
sangue. Ma la realtà è diversa.
Molte persone hanno il vizio di voler cambiare
gli altri, di voler plasmare il prossimo secondo
i loro desideri. E ancor più lo fanno
con i cani. Queste persone non andranno mai
d’accordo con un Maremmano. Se si vuole un cagnone
pronto a obbedire al minimo comando, che non
si stacchi mai dal padrone e si presti a farsi
accarezzare in ogni momento, ci si deve orientare
verso un’altra razza. Il Maremmano è
un cane «originario», che ha conservato
molta della fierezza dei suoi progenitori selvatici;
è un «duro», come duro era
l’impiego a cui è stato destinato per
millenni. Spesso veniva lasciato solo a badare
al gregge e perciò ha sviluppato un’indole
solitaria. Non è quindi un cane per tutti.
Il rapporto che instaura col suo compagno umano
è di parità: non si sentirà
mai un sottomesso. Tentare di cambiarlo è
inutile, significherebbe rovinarlo o istigarlo
alla rivolta; va invece trattato da amico, rispettato
nei suoi momenti di apparente distacco dal gruppo,
senza costringerlo a smancerie che non gli sono
congeniali. È un cane che gode della
presenza dell’uomo, anche senza avere con lui
un contatto fisico. Racconto queste cose per
esperienza, perché ho il privilegio di
condividere l’esistenza con un Maremmano, ed
è un’esperienza fantastica. Ogni giorno
andiamo a passeggiare in campagna e lo vedo
trasformarsi passo dopo passo; a contatto con
l’erba, le pietre, i sentieri polverosi la sua
andatura si fa elastica, quasi felina. Insieme
agli odori dei campi, inala ricordi atavici
di bivacchi, di lunghi tragitti insieme alle
pecore, di notti passate in attenta sorveglianza.
È quando si fa buio che lo sento più
vigile che mai. Dalla mia stanza lo sento abbaiare
al minimo bisbiglio, dalla finestra vedo la
sua sagoma bianca scattare al minimo movimento
sospetto. Purtroppo a volte simili animali vengono
rinchiusi in un recinto, legati a una catena,
abbandonati a se stessi per lunghi periodi;
e poi, pretendendo che trattamenti del genere
non pesino sul loro carattere deciso, vengono
liberati di colpo e messi a giocare coi bambini.
Gli incidenti che capitano, dovuti solo all’ignoranza
della gente, rimbalzano sulle pagine dei giornali
e infangano il nome di un leale compagno, duro
sì, ma onesto come le cose di una volta.