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Giovedì, 23 Ottobre 2003

Il volpino, da guardiano a «giocattolo» dei re


di ROBERTO ALLEGRI
I romanzi e i film storici raccontano spesso la vita di personaggi poveri e umili che finiscono con l’abitare in lussuosi palazzi, con stuoli di domestici al loro servizio. Anche nel mondo canino esistono casi del genere. Il Volpino italiano ne è l’esempio più lampante. Un tempo questo piccolo animale dal pelo candido era il cane della plebe, della gente di campagna; ma poi, grazie alla sua simpatia e bellezza, divenne una presenza fissa nelle corti dei re, trasformandosi da instancabile lavoratore in giocattolo per le regine. Discendente da antichi cani nordici, nell’Ottocento il Volpino era il compagno dei carrettieri della Maremma, che lo tenevano sul carro, accanto al carico, nascosto tra le coperte. Da lì, invisibile agli occhi dei malintenzionati, il Volpino era pronto a latrare in modo acuto, a fare quanto più schiamazzo poteva per avvisare il padrone se qualcuno osava avvicinarsi al carro; richiamato dal fracasso, il carrettiere che si era momentaneamente allontanato o riposava all’ombra, accorreva in difesa dei propri beni. Questo di fare la guardia ululando come un antifurto è il compito da sempre riservato ai cani di piccola taglia. I Volpini e tante altre razze dalle ridotte dimensioni sono stati selezionati proprio per dare l’allarme e attirare l’attenzione del padrone oppure quella di altri cani più grossi e feroci, ma più lenti a intervenire. Il Volpino italiano, inoltre, dimostra di possedere un coraggio spropositato per i suoi cinque chili di peso: armato di denti affilatissimi in grado di infliggere morsi molto dolorosi, si scaglia contro gli intrusi trasformandosi da bambolina morbida in temibile guerriero. Chi vive con un Volpino non ha bisogno del campanello: all’avvicinarsi di un estraneo, esso scatta come una molla lanciando i suoi richiami squillanti. E chi, ingannato dalle piccole dimensioni, prende alla leggera la sua serietà di guardia del corpo, rischia di ritrovarsi con i polpacci azzannati... Fu dopo l’Unità d’Italia che il Volpino divenne aristocratico. Conquistate dalla sua bellezza e dal musetto tanto simile a quello della volpe, la nobildonne ne fecero il beniamino dei loro palazzi. Divenne di casa alla corte del Re e per questo fu soprannominato «il cane del Quirinale». Testardo, volitivo e capriccioso, ma anche tenero, affettuoso e allegro, il Volpino italiano trasforma la casa in cui viene accolto: la sua partecipazione a tutto ciò che accade, la sua curiosità e l’attaccamento smisurato per chi si occupa di lui riempiono la vita della famiglia. Ma ha due difetti che non devono essere incoraggiati: è terribilmente geloso delle sue proprietà, dei giocattoli, della cuccia e delle ciotole. Le difende con accanimento e non esita a mordere se qualcuno, magari un bambino con intenzioni amichevoli, si avvicina ai suoi averi. Per evitare incidenti bisogna sempre rispettare i suoi spazi e le sue cose, invitando anche gli ospiti a comportarsi secondo questo galateo canino. È inoltre molto goloso e quindi, se non viene alimentato con una certa disciplina, rischia di ingrassare velocemente. Va dunque nutrito con cibi completi e perfettamente bilanciati, evitando troppe leccornie. Il Volpino è un bravissimo attore e sa recitare la parte giusta per impietosire il padrone.

 





 

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