Il
volpino, da guardiano a «giocattolo»
dei re
di ROBERTO ALLEGRI
I romanzi e i film storici raccontano spesso
la vita di personaggi poveri e umili che finiscono
con l’abitare in lussuosi palazzi, con stuoli
di domestici al loro servizio. Anche nel mondo
canino esistono casi del genere. Il Volpino
italiano ne è l’esempio più lampante.
Un tempo questo piccolo animale dal pelo candido
era il cane della plebe, della gente di campagna;
ma poi, grazie alla sua simpatia e bellezza,
divenne una presenza fissa nelle corti dei re,
trasformandosi da instancabile lavoratore in
giocattolo per le regine. Discendente da antichi
cani nordici, nell’Ottocento il Volpino era
il compagno dei carrettieri della Maremma, che
lo tenevano sul carro, accanto al carico, nascosto
tra le coperte. Da lì, invisibile agli
occhi dei malintenzionati, il Volpino era pronto
a latrare in modo acuto, a fare quanto più
schiamazzo poteva per avvisare il padrone se
qualcuno osava avvicinarsi al carro; richiamato
dal fracasso, il carrettiere che si era momentaneamente
allontanato o riposava all’ombra, accorreva
in difesa dei propri beni. Questo di fare la
guardia ululando come un antifurto è
il compito da sempre riservato ai cani di piccola
taglia. I Volpini e tante altre razze dalle
ridotte dimensioni sono stati selezionati proprio
per dare l’allarme e attirare l’attenzione del
padrone oppure quella di altri cani più
grossi e feroci, ma più lenti a intervenire.
Il Volpino italiano, inoltre, dimostra di possedere
un coraggio spropositato per i suoi cinque chili
di peso: armato di denti affilatissimi in grado
di infliggere morsi molto dolorosi, si scaglia
contro gli intrusi trasformandosi da bambolina
morbida in temibile guerriero. Chi vive con
un Volpino non ha bisogno del campanello: all’avvicinarsi
di un estraneo, esso scatta come una molla lanciando
i suoi richiami squillanti. E chi, ingannato
dalle piccole dimensioni, prende alla leggera
la sua serietà di guardia del corpo,
rischia di ritrovarsi con i polpacci azzannati...
Fu dopo l’Unità d’Italia che il Volpino
divenne aristocratico. Conquistate dalla sua
bellezza e dal musetto tanto simile a quello
della volpe, la nobildonne ne fecero il beniamino
dei loro palazzi. Divenne di casa alla corte
del Re e per questo fu soprannominato «il
cane del Quirinale». Testardo, volitivo
e capriccioso, ma anche tenero, affettuoso e
allegro, il Volpino italiano trasforma la casa
in cui viene accolto: la sua partecipazione
a tutto ciò che accade, la sua curiosità
e l’attaccamento smisurato per chi si occupa
di lui riempiono la vita della famiglia. Ma
ha due difetti che non devono essere incoraggiati:
è terribilmente geloso delle sue proprietà,
dei giocattoli, della cuccia e delle ciotole.
Le difende con accanimento e non esita a mordere
se qualcuno, magari un bambino con intenzioni
amichevoli, si avvicina ai suoi averi. Per evitare
incidenti bisogna sempre rispettare i suoi spazi
e le sue cose, invitando anche gli ospiti a
comportarsi secondo questo galateo canino. È
inoltre molto goloso e quindi, se non viene
alimentato con una certa disciplina, rischia
di ingrassare velocemente. Va dunque nutrito
con cibi completi e perfettamente bilanciati,
evitando troppe leccornie. Il Volpino è
un bravissimo attore e sa recitare la parte
giusta per impietosire il padrone.
