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Al
Dog's Hotel, la nuova pensione per cani aperta a Magrè
Quattro zampe a 5 stelle
Tra i
frutteti 30 spaziose "singole" dotate di tutti i comfort
VACANZE «BESTIALI»
di Francesco
Clementi
MAGRE'. È davvero un peccato che gli manchi la parola. Alla veneranda età
di 12 anni, Jackie ne aveva già viste parecchie: ma chissà cosa avrà
pensato quando è entrato nella reception dell'albergo, o quando ha preso
possesso della stanza. Del conto non si è interessato granché: è la sua
prima vacanza, accidenti, e in fondo non è lui che paga.
A Magrè sulla Strada del Vino, fra i frutteti a ridosso dell'autostrada,
da giugno è aperta una pensione decisamente particolare. Si chiama Dog's
Hotel, e ha dei cani per clienti: di taglia grossa, come labrador,
dobermann, rottweiler, o piccoli come gli shitzu, la razza di Jackie. La
struttura è dotata di ogni "comfort" e modernissima. Le pareti, di un
bianco accecante nella luce del pomeriggio, sono invece spesse come quelle
di una volta, per mantenere fresche le 30 "camere", 15 a destra e 15 a
sinistra del corridoio centrale. Ogni stanzetta a sua volta è suddivisa in
una parte esterna di sei metri quadrati e una interna di quattro. Alto il
livello di automazione: un congegno riempie costantemente le ciotole di
acqua fresca, un altro permette di aprire il tetto al di sopra del
corridoio. Il riscaldamento corre sotto i pavimenti di cemento: ora non
serve, ma il prossimo inverno gli ospiti apprezzeranno. Già, i cani: al
momento della nostra visita, ce ne sono 14. Nessuno abbaia, segno di
tranquillità. Solo quando ci avviciniamo si scatena la cagnara. Ciascuno
ha la sua "singola", tranne Danka, femmina di pastore tedesco, che divide
la "numero uno" con i suoi otto splendidi cuccioli.
Danka appartiene al padrone di casa: Franco Di Vito, abruzzese d'origine,
da 25 anni a Bolzano. È lui che si è inventato il Dog's Hotel. «Lavoravo
in tribunale - racconta - ma la mia passione sono i cani. Sono
addestratore, con regolare brevetto: quello che era un hobby, è diventata
la mia attività». Fino al grande salto. «Mio suocero possedeva questo
terreno. Ho pensato che poteva essere il posto giusto per i miei corsi di
addestramento, e per aprire una pensione. Mi sono ispirato al modello
tedesco, curiosando anche su Internet». Domanda inevitabile: quanto costa
un soggiorno al Dog's Hotel? «Non molto - assicura Di Vito -. Il prezzo va
dai 9 ai 15 euro giornalieri, a seconda delle dimensioni dei cani: quelli
più grossi, mangiano di più. La cifra comprende l'assicurazione: se
succede qualcosa sono io il responsabile. Con un euro in più c'è una
passeggiata extra di circa mezz'ora».
Ma i cani apprezzano? «Il primo giorno - ammette Di Vito - alcuni tentano
la fuga. Poi si abituano e stanno bene: li porto fuori al guinzaglio, con
alcuni di loro ci gioco. Gli unici problemi possono sorgere con esemplari
dal carattere molto forte, o con meticci viziati. In realtà chi si fa più
problemi è il proprietario: il trauma della separazione è più forte per i
padroni che per i cani». L'argomento appassiona un addestratore come Di
Vito. «I cani - si infervora - hanno esigenze semplici. Siamo noi, con
atteggiamenti sbagliati, che trasmettiamo loro ansia e nervosismo. La
famiglia viene percepita come il branco. Con il loro olfatto
sviluppatissimo, i cani avvertono dalla sudorazione i nostri stati d'animo
e reagiscono di conseguenza». Di Vito fa un esempio: le
"signore-bandiera". «Sono quelle - spiega - che vedi passare trascinate
dal loro cane al guinzaglio. Altri invece strattonano la bestiola non
appena all'orizzonte incrociano un altro cane, temendo chissà quali
pericoli: chiaro che un cucciolo educato in tal modo sviluppi
insicurezze».
Mentre parliamo con Di Vito, arriva un cliente: Jackie, appunto. «Sa -
dice la padrona -, è la prima volta che lo lasciamo in una pensione...
Ecco il libretto delle vaccinazioni, la cuccia, e il suo osso di gomma».
Di Vito non ha il coraggio di dirlo, ma la cuccia non sarà usata: «È solo
un ricettacolo di parassiti - ci confiderà poi - il pavimento fresco
d'estate va benissimo». In compenso ha parole di comprensione per i
titubanti padroni di Jackie: «Vi capisco, è come portare un figlio al
collegio: non preoccupatevi, qui starà bene». I vicini accolgono il nuovo
arrivato con grandi latrati, ma in breve torna la calma: nella sua gabbia
Jackie è spaesato ma tranquillo. È l'ora dell'addio: «Basta, andiamo
via...». «È che ci si sente un po' in colpa...».
Cani che arrivano, cani che vanno. Hanzl, pastore tedesco di 4 anni, è
giunto alla fine dei suoi otto giorni di vacanza: la sua famiglia è venuta
a riprenderselo, e lui esplode in altissimi salti di gioia. «È contento di
rivederci - dice il padrone - ma ci sembra tranquillo: era la prima volta,
credo lo faremo ancora. Siamo stati in ferie in Turchia, non potevamo
decidere altrimenti». Di Vito saluta Hanzl: gli si era affezionato. Del
resto lui ha una passione particolare per i pastori tedeschi. «A Bolzano
ho Fax, il "marito" di Danka. Con lui ho partecipato a due campionati del
mondo per addestratori, a Boston e in Slovenia. Prima ancora ho avuto Thor,
che faceva parte del Soccorso alpino. Il pastore tedesco è il cane più
duttile, si adatta a tutto. Ma non esistono cani cattivi. Nemmeno i
pitbull: ne ho appena ospitato uno ed era dolcissimo».
Di Vito ci saluta: il lavoro lo reclama. «Non fatemi troppa pubblicità»
raccomanda. Niente spot, d'accordo, ma quest'estate chi abbandona i cani
ha un alibi in meno. |