domenica 3 agosto 2003

Al Dog's Hotel, la nuova pensione per cani aperta a Magrè
Quattro zampe a 5 stelle
Tra i frutteti 30 spaziose "singole" dotate di tutti i comfort
VACANZE «BESTIALI»

di Francesco Clementi

MAGRE'. È davvero un peccato che gli manchi la parola. Alla veneranda età di 12 anni, Jackie ne aveva già viste parecchie: ma chissà cosa avrà pensato quando è entrato nella reception dell'albergo, o quando ha preso possesso della stanza. Del conto non si è interessato granché: è la sua prima vacanza, accidenti, e in fondo non è lui che paga.
A Magrè sulla Strada del Vino, fra i frutteti a ridosso dell'autostrada, da giugno è aperta una pensione decisamente particolare. Si chiama Dog's Hotel, e ha dei cani per clienti: di taglia grossa, come labrador, dobermann, rottweiler, o piccoli come gli shitzu, la razza di Jackie. La struttura è dotata di ogni "comfort" e modernissima. Le pareti, di un bianco accecante nella luce del pomeriggio, sono invece spesse come quelle di una volta, per mantenere fresche le 30 "camere", 15 a destra e 15 a sinistra del corridoio centrale. Ogni stanzetta a sua volta è suddivisa in una parte esterna di sei metri quadrati e una interna di quattro. Alto il livello di automazione: un congegno riempie costantemente le ciotole di acqua fresca, un altro permette di aprire il tetto al di sopra del corridoio. Il riscaldamento corre sotto i pavimenti di cemento: ora non serve, ma il prossimo inverno gli ospiti apprezzeranno. Già, i cani: al momento della nostra visita, ce ne sono 14. Nessuno abbaia, segno di tranquillità. Solo quando ci avviciniamo si scatena la cagnara. Ciascuno ha la sua "singola", tranne Danka, femmina di pastore tedesco, che divide la "numero uno" con i suoi otto splendidi cuccioli.
Danka appartiene al padrone di casa: Franco Di Vito, abruzzese d'origine, da 25 anni a Bolzano. È lui che si è inventato il Dog's Hotel. «Lavoravo in tribunale - racconta - ma la mia passione sono i cani. Sono addestratore, con regolare brevetto: quello che era un hobby, è diventata la mia attività». Fino al grande salto. «Mio suocero possedeva questo terreno. Ho pensato che poteva essere il posto giusto per i miei corsi di addestramento, e per aprire una pensione. Mi sono ispirato al modello tedesco, curiosando anche su Internet». Domanda inevitabile: quanto costa un soggiorno al Dog's Hotel? «Non molto - assicura Di Vito -. Il prezzo va dai 9 ai 15 euro giornalieri, a seconda delle dimensioni dei cani: quelli più grossi, mangiano di più. La cifra comprende l'assicurazione: se succede qualcosa sono io il responsabile. Con un euro in più c'è una passeggiata extra di circa mezz'ora».
Ma i cani apprezzano? «Il primo giorno - ammette Di Vito - alcuni tentano la fuga. Poi si abituano e stanno bene: li porto fuori al guinzaglio, con alcuni di loro ci gioco. Gli unici problemi possono sorgere con esemplari dal carattere molto forte, o con meticci viziati. In realtà chi si fa più problemi è il proprietario: il trauma della separazione è più forte per i padroni che per i cani». L'argomento appassiona un addestratore come Di Vito. «I cani - si infervora - hanno esigenze semplici. Siamo noi, con atteggiamenti sbagliati, che trasmettiamo loro ansia e nervosismo. La famiglia viene percepita come il branco. Con il loro olfatto sviluppatissimo, i cani avvertono dalla sudorazione i nostri stati d'animo e reagiscono di conseguenza». Di Vito fa un esempio: le "signore-bandiera". «Sono quelle - spiega - che vedi passare trascinate dal loro cane al guinzaglio. Altri invece strattonano la bestiola non appena all'orizzonte incrociano un altro cane, temendo chissà quali pericoli: chiaro che un cucciolo educato in tal modo sviluppi insicurezze».
Mentre parliamo con Di Vito, arriva un cliente: Jackie, appunto. «Sa - dice la padrona -, è la prima volta che lo lasciamo in una pensione... Ecco il libretto delle vaccinazioni, la cuccia, e il suo osso di gomma». Di Vito non ha il coraggio di dirlo, ma la cuccia non sarà usata: «È solo un ricettacolo di parassiti - ci confiderà poi - il pavimento fresco d'estate va benissimo». In compenso ha parole di comprensione per i titubanti padroni di Jackie: «Vi capisco, è come portare un figlio al collegio: non preoccupatevi, qui starà bene». I vicini accolgono il nuovo arrivato con grandi latrati, ma in breve torna la calma: nella sua gabbia Jackie è spaesato ma tranquillo. È l'ora dell'addio: «Basta, andiamo via...». «È che ci si sente un po' in colpa...».
Cani che arrivano, cani che vanno. Hanzl, pastore tedesco di 4 anni, è giunto alla fine dei suoi otto giorni di vacanza: la sua famiglia è venuta a riprenderselo, e lui esplode in altissimi salti di gioia. «È contento di rivederci - dice il padrone - ma ci sembra tranquillo: era la prima volta, credo lo faremo ancora. Siamo stati in ferie in Turchia, non potevamo decidere altrimenti». Di Vito saluta Hanzl: gli si era affezionato. Del resto lui ha una passione particolare per i pastori tedeschi. «A Bolzano ho Fax, il "marito" di Danka. Con lui ho partecipato a due campionati del mondo per addestratori, a Boston e in Slovenia. Prima ancora ho avuto Thor, che faceva parte del Soccorso alpino. Il pastore tedesco è il cane più duttile, si adatta a tutto. Ma non esistono cani cattivi. Nemmeno i pitbull: ne ho appena ospitato uno ed era dolcissimo».
Di Vito ci saluta: il lavoro lo reclama. «Non fatemi troppa pubblicità» raccomanda. Niente spot, d'accordo, ma quest'estate chi abbandona i cani ha un alibi in meno.

 

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