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Parte
l'inchiesta sul canile lager
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REGGIO EMILIA — Dietro la
rete metallica che li tiene segregati, lontani dal mondo,
latrano disperati i 170 cani di Villa Minozzo, in provincia di
Reggio Emilia, ospiti di una fatiscente struttura su cui pende
ora anche una denuncia da parte della Lega Nazionale per la
difesa del cane e un'indagine da parte della magistratura.
Le accuse dell'Enpa
Il canile, gestito da 12 anni dai coniugi Silvia Guidarini e
Luciano Antichi , è sovvenzionato dai comuni del distretto
montano: un cane costa poco più di tre mila lire al giorno. Ma
alla base delle condizioni di indigenza in cui vivono questi
animali forse la spiegazione della mancanza di fondi è quanto
meno riduttiva.
Stella Borghi, presidente provinciale Enpa, denuncia: « Il
canile di Villa è il buco nero, da anni, del panorama
provinciale: i cani vivono in promiscuità, si accoppiano tra
loro perchè le femmine non vengono sterilizzate, e spesso è
accaduto che i cuccioli venissero sbranati. Le condizioni
igieniche sono spaventose e alcuni non vengono nutriti a dovere.
Da tempo cerchiamo di collaborare con le autorità locali, ma
senza risultati: lo scorso luglio ho chiesto di visionare i
registri degli abbattimenti e del carico e scarico dei farmaci
utilizzati dal servizio veterinario per il canile, ma ancora non
mi sono stati dati».
L'intervento dell'Usl
«Quei registri — replica Savino Casoni dell'Usl di Castelnovo
Monti — sono tutti in mano alla magistratura. Per il resto non
abbiamo riscontrato condizioni particolarmente allarmanti:
nessuna legge prevede, ad esempio, che i cani debbano stare in
box singoli».
Valeria Lusztig |
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