|
Per Fido non
c'è posto. Il clochard rifiuta un ricovero
E'
accaduto a un abitante di Novate che vive all'addiaccio da anni. Ha
rifiutato un alloggio in una struttura milanese perché il suo cane, che
gli è sempre stato vicino, non può entrare.
di Michele Perla
MILANO - Rifiuta un tetto e pasti caldi per amore del suo cane. Nel
centro di accoglienza infatti non accolgono animali e lui, pur di non
abbandonare il fedele compagno di tante disavventure, preferisce tornare
a vivere per strada.
“Non me la sono sentita di lasciare da solo il mio compagno a quattro
zampe – ha spiegato – è l’unica creatura che mi vuole bene e che
mi è stata vicina in tanti anni di sofferenze. Se deve rimanere in
strada lui, vorrà dire che farò altrettanto".
Il protagonista di una storia insolita e commovente si chiama Antonio
S., di 47 anni, originario di Novate Milanese.
Una vita di stenti la sua attenuata soltanto in parte
dall’affetto del suo unico compagno rimastogli: un bastardino raccolto
in un campo, laddove altri l’avevano abbandonato.
Qualche anno fa la sfortuna si abbatté sull’uomo, trasformandolo in
poco tempo in un clochard. Venne lasciato dalla moglie e perse anche il
lavoro. E qualche mese dopo il padrone di casa lo sfrattò per morosità.
Per vivere, senza più un’occupazione,
Antonio dovette arrangiarsi; e quando non ce la fece più a
mettere insieme il pranzo con la cena, fu costretto a perpetrare un paio
di furtarelli che lo fecero finire per poco tempo in prigione.
Da due anni sta cercando di rifarsi una vita e la settimana scorsa, con
il suo cane, si è accampato sotto i portici del Municipio di Novate,
chiedendo una mano d’aiuto al sindaco. "Un tetto e un lavoro per
venire fuori da questa vita disperata – ha raccontato - purtroppo non
posso trovare occupazione perché, senza un domicilio mi è impossibile
ottenere il libretto di lavoro".
I funzionari dei servizi sociali del comune hanno cercato di aiutarlo;
in attesa di trovargli un alloggio in paese, si sono rivolti ad
un’associazione di volontariato, la Sos di Milano, che ha sede nei
pressi della stazione centrale. Una sistemazione certamente provvisoria,
ma pur sempre migliore dell’addiaccio. Quando Antonio S. si è
presentato in compagnia del suo cane ha capito però che per entrambi
non c’era spazio.
Insomma Fido doveva restare fuori. “Loro avevano tutte le ragioni di
questo mondo per far rispettare le regole – ha concluso – ma io
sarei stato un egoista se mi fossi preoccupato soltanto per me stesso,
abbandonando il mio fedele compagno".
Così ha ringraziato ed è tornato sotto i portici di Novate sperando
in una sistemazione migliore, capace di far spazio a lui e al
cane. Indipendentemente dal fatto che, per amore di Fido, dovrà
continuare a vivere chissà ancora quanto tempo all’aperto.
|