Venerdì 5 Ottobre 2001

Caro Vergani, i padroni dei cani sanno di essere impuniti e ...

Caro Vergani, i padroni dei cani sanno di essere impuniti e sporcano Milano, girano senza guinzaglio, entrano con il cane in negozi di alimentari. A loro piace il loro cane e devono imporlo a tutti. Siete egoisti. Se non avete un giardino, esistono i diritti degli altri cittadini. Se non volete tirar su la cacca, non tenete un cane.
R. Arduini

Vorrei semplicemente far notare a chi protesta per la sporcizia lasciata dai cani sui marciapiedi (io quella del mio la raccolgo) che le bellissime aree attrezzate nei parchi (evviva un po' di civiltà) sono pulite e senza cacche non perché i padroni non portano i loro cani a sporcare lì, ma semplicemente perché il cane la fa molto prima di arrivare ai giardini. Appena esce di casa e trova il posto giusto, la fa. Non gli si può mica ordinare di aspettare fino all'area attrezzata.
Marco Branzi


Il mondo sta con il fiato sospeso. I media, a corto di autentiche notizie sulle mosse militari, sceneggiano tutte le possibili sventure chimiche e biologiche. Eppure, almeno nel nostro piccolo, il problema della cacca canina tiene banco pervicacemente, in uno scontro epistolare fra lettori. C'è chi impreca ai padroni restii alle apposite aree nel risicato verde cittadino e troppo menefreghisti o schizzinosi da raccogliere i «bisogni». C'è chi, in nome di una passionale cinofilia, impreca agli imprecanti argomentando che un po' di pupù non è il male dell'universo. Ma raramente la «stoccata», l'ira, la rabbia, l'invettiva colpiscono direttamente i cani. È una semplice constatazione che non vuole istigare alla cinofobia. Come «orfano» di un setter irlandese, Sole del Grembo, e, attraverso mio figlio, come «nonno» di Chaim, un cucciolo di jack russell che già mi possiede, non potrei augurarmelo. Per attaccare i cani bisognerebbe avere il cuore duro come la pietra o una fortissima propensione all'andare ironicamente controcorrente o esserne stati vessati, schiavizzati. Lo ha fatto Pier Boselli, un amico giornalista, nobile di sangue e di cuore per cui escluderei che il suo ribollente, provocatorio e anche spiritosissimo fastidio per le «quattro zampe» nasca da una natura perfida e cattiva. Boselli, autore di «Attenti al cane - Per conoscere il vero "nemico dell'uomo"» (Rizzoli), si dice «vittima» di Rudy, «piovuto dal cielo», amato da tutta la famiglia (moglie e due figlie), ma accudito per i «bisogni» notturni solo dall'uomo di casa: «...finii per scendere in strada solo con un paio di calzoni infilati su quelli del pigiama, le scarpe senza calze e un lungo impermeabile abbottonato sino al collo». E si sfoga: «La mia vita è stata un inferno. Un martirio». Per cui, alla morte di Rudy, «dopo averlo pianto, ho tirato un sospiro di sollievo». Asciugate le poche lacrime, si è bonariamente scatenato nell'infamia, nella presa per i fondelli dei luoghi comuni canini. Nella prefazione, Luca Goldoni mitiga «...è anche un manuale di buone maniere per chi sta dall'altra parte del guinzaglio». In verità, Boselli, addentato da un doberman della Gestapo, dal cane di Goldoni stesso e torturato da Rudy, ha una bonaria bava alla bocca. Ringhia, sorridendo.

 

 

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