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È ora di chiudere i canili lager cani
e gatti L'Aca sollecita la revisione della legge regionale del '95 Cani maltrattati o, nel migliore dei casi, abbandonati al proprio destino. Purtroppo a Bari non c'è la volontà di risolvere il problema del randagismo, con un irritante scaricabarile fra Regione, Comune e Asl. Il dramma è che non c'è un canile pubblico e anche l'impianto normativo non è dei più chiari. Per questo la presidente dell'Aca, Anna Dalfino, chiede una regolamentazione delle convenzioni comunali con le strutture private. In particolare l'Aca chiede alla Commissione regionale sul randagismo di rivedere la legge regionale 12/95. «Occorre stabilire con esattezza - spiega Dalfino - quali siano gli obblighi dei Comuni, delle società private nonché di chi in primo luogo, ossia i settori veterinari delle Asl, deve provvedere ai trattamenti sanitari dei randagi e ai controlli igienici delle strutture private di accoglienza. Senza trascurare le prerogative di cittadini e associazioni». Non solo: per far fronte alla carenza di strutture pubbliche a norma, è venuta in uso la pratica, non prevista da nessuna legge statale o regionale, di affidare la gestione del mantenimento dei randagi a strutture realizzate dai privati. «Che lungi dal riuscire ad assicurare per le dimensioni ridotte, la presenza di spazi da adibire ad aree di movimento e gioco per gli animali - conclude Dalfino - possono essere considerati, tranne alcune eccezioni, veri e propri lager, anche sotto il profilo igienicosanitario». |
