Domenica 1° dicembre 2002

 

Nei versi del poeta Sergio Miniussi

L’eterna seduzione
nascosta nel gatto

L’elenco degli artisti che hanno dipinto gatti è lunghissimo: da Klee a Goya, da Picasso a Chagall. La lista dei poeti che ne hanno immortalato il fascino non ha confini. Il gatto appunto, discretamente sornione, esteticamente perfetto, quasi un vizio per chi non ne può fare a meno.
Ne ha ritratto la seduzione anche Sergio Miniussi, o più semplicemente lo adotta quale metafora per evocare vivaci impressioni poetiche. «L’amore per i gatti fortemente condiviso» è tra i capitoletti che dividono il cofanetto poetico «Fiordaliso» (Omega Edizioni) che raccoglie alcuni testi del poeta triestino dedicato agli amici Maria Valentina e Bruno Vasari. E i gatti, nell’occasione, assumono valenze antropomorfe, sguardi e caratteri perfettamente connotati in esemplari modi di essere. Essere «gatto», appunto «nei tui oci de gata», essere matto, perché si sa che «Chi va coi gati lo beca el morbin/ de còrer sora i copi».
Amicizia, vivacità, freschezza, sentimenti e affetti condivisi con gli amici Maria e Bruno, quest’ultimo poeta e scrittore oggi residente a Torino. Anche Bruno Vasari, come Miniussi è rapito da questa sana passione per gli animali dall’occhio misto «d’agata e metallo». Ne sono testimoni diversi testi che vanno a completare le sezioni dedicate a «Pino il felino» nei due volumi «La Clessidra» e «Pagine di Diario» (Omega).
Tornando a «Fiordaliso», sono tre le dimensioni in cui si collocano i versi di Miniussi: l’affetto, l’amore per i gatti e le qualità estetiche delle composizioni. Bruno Vasari, che cura il volumetto, ne traccia, in modo essenziale e preciso, le linee portanti: «L’amicizia reciproca – scrive – è da attribuire alla triestinità». Ma non solo quella di «campagnete» o «gostilne», piuttosto la frequentazione di Sergio e Bruno de lo «Zibaldone» di Anita Pittoni e ancora il rispettivo lavoro svolto nella medesima azienda Rai.
La plaquette, che include le poesie donate in fascicolo agli amici in occasione della festa di Capodanno del 1973, è corniciata da alcuni disegni (goccioline di colore che sembrano perline veneziane) che ornavano gli scritti originali.
Sulle qualità estetiche di questi piccoli affreschi in dialetto, c’è da mettere in luce la bellezza delle immagini e l’illuminazione del sentimento che varia e oscilla, si compone e scompone secondo l’estro dell’autore, la forma che vuole raggiungere. E prevale decisamente l’affetto, indicato dallo stesso Vasari in «Indispensabili componimenti del quadro di questa bella amicizia».
Mary B. Tolusso

 

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