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In amore gli animali hanno molto
da insegnarci, e io ve lo racconto
MILANO — Scrivere
d'amore. In un mondo dove imperano negatività e ingiustizia. Paolo Mosca,
giornalista e scrittore, si arma di coraggio e acquista un biglietto di
sola andata. Lo fa con «Un mondo in amore» (Sperling & Kupfer) che viene
presentato domani al Circolo della Stampa (ore 21) in un dibattito cui
parteciperanno Serena Foglia e Stefano Zecchi.
Mosca, perché ha scritto un libro sull'amore?
«Perché lo si trova applicato alla vita quotidiana. Ci sono gesti che
sembrano comuni, piccole manifestazioni della giornata, che in realtà sono
pieni d'amore. E non mi riferisco solo alla vita di coppia.»
Nel libro si parla molto di animali, anche i più impensabili.
«Metto a confronto la malvagità dell'uomo con la dolcezza secolare,
millenaria dell'animale. Il cane, il gatto, il pappagallo. I canarini che
ho visto entrando in certe case povere di Napoli. La ghiandaia della
Florida che prepara il nido anche per gli altri. I delfini che trascinano
in superficie il compagno ferito. Anche il serpente ci può dare lezioni di
vita. E non dimentichiamo che in quella capanna c'erano un bue e un
asinello.»
Proprio tutti sono buoni?
«Beh, non tutte. Come le lucciole di Ischia. Sono migliaia e le femmine
attirano il maschio lanciando falsi segnali per poi ucciderlo. Le ho
paragonate ad altre lucciole, quelle che la notte navigano in Internet.»
Proviamo ad affiancare un animale a un uomo...
«Ho paragonato il Papa all'aquila di mare, che vive a lungo e non uccide
mai. Il Papa ha lo sguardo dell'aquila. Ti entra nel profondo."
di Gabriele Moroni
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