Martedì 3 dicembre 2002

Stanno morendo di cancro i cani
che setacciarono le macerie
di Ground Zero

dal nostro corrispondente
ANNA GUAITA
Da New York

AVANTI all'immane tragedia di tremila vite umane stroncate in un sol colpo, ci fu poco spazio l'anno scorso per raccontare la toccante vicenda dei cani arrivati da tutta l'America per aiutare nella ricerca delle vittime degli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono. Furono più di seicento gli eroi a quattro zampe che percorsero le macerie fumanti per giorni e giorni, pazienti, instancabili. Tutto Ground Zero era immerso in una zuppa di esalazioni micidiali, in cui si mescolavano piombo, mercurio, benzene, diossina, pcb. Gli umani furono presto forniti di maschere e guanti, ma i cani non potevano essere protetti: attraverso il fiuto, attraverso lo stesso contatto delle zampe con il terreno, gli animali da soccorso sentono la presenza delle vittime da salvare. Così i nostri bravi Fido continuarono ad arrancare, volenterosi, obbedienti.
Oggi, alcuni di quei cani sono stati convocati per uno studio scientifico che potrebbe avere importanti ricadute mediche: l'università della Pennsylvania ne terrà sotto controllo dodici per tre anni, per controllare i danni che hanno riportato da quel cocktail di veleni. I danni alla salute riportati dai nostri compagni a quattro zampe sono spesso simili a quelli che interessano noi umani, quindi dai dodici Fido sapremo se anche noi abitanti di New York a due zampe dobbiamo temere per la nostra salute.
Certo, che i cani abbiano sofferto non è un mistero. Alcuni sono già morti, di cancro. I veterinari che li hanno visitati sostengono che il loro decesso non è stato causato dai veleni chimici che hanno respirato e che hanno piagato le loro zampe. Ma fra gli addestratori delle unità cinofile c'è un grande scetticismo su questo punto. Molti già un anno fa avevano espresso la certezza che i loro animali stavano ammalandosi. E molti avevano anche spiegato che non erano solo i veleni chimici ad aver danneggiato gli animali, ma anche la consapevolezza della tragedia. Sembra un tentativo di antropomorfizzare degli animali, ma gli addestratori hanno offerto testimonianze asciutte e convincenti sull'effetto "psicologico" negativo che la carneficina aveva avuto sui loro cani: «Il mio Hawk è abituato a salvare le persone — ci raccontò tempo fa Cathy Schlitz —. Alle Torri trovava solo resti dilaniati di corpi. Lo sentivo che era disperato».
Disperazione e veleni. Una ricetta che può aver causato la morte di alcuni dei nostri coraggiosi eroi a quattro zampe. Ma disperazione e veleni sono stati la ricetta che l'intera città ha respirato per tanto tempo. Juan Gonzalez, un giornalista del Daily News, ha scritto un libro per sostenere che quel cocktail ci ha colpito tutti, e che il governo dovrebbe effettuare controlli a tappeto e inaugurare terapie preventive. Lo studio della Università della Pennsylvania, con la collaborazione di un gruppo di cani, ci aiuterà a capire se Gonzalez ha ragione, e se New York non abbia bisogno di aiuti non solo economici ma anche medici e psicologici

 

Articoli  dal 1° Febbraio al 30 novembre 2002

Servizio arretrati dal 7 gennaio 2001 al 31 gennaio 2002
 

 

Home