ETOLOGIA STORIA
DI UNA AMICIZIA INTERROTTA
La volpe
domestica? Un incontro mancato
DURANTE IL
NEOLITICO IN SVIZZERA CONDIVIDEVA LA GIORNATA DELL´UOMO MA IL CANE SI
ERA GIA´ «ACCASATO» E IL GATTO FU PIU´ ABILE NELL´INSERIRSI
LE
ore del crepuscolo sono le più propizie per l'incontro, quando i fari
dell'auto lungo la strada illuminano due dischi rossi fosforescenti: gli
occhi della volpe, intercettata mentre si aggira furtiva a guadagnarsi
la giornata. C'è solo un istante per distogliere lo sguardo dalle sue
pupille e intravedere il corpo sinuoso, il muso appuntito, la nuvola
gonfia della coda. Mentre resta lì, immobile un attimo prima di sparire
nel buio, come per stuzzicare il desiderio di accarezzare quella testa
dall'espressione furba, alla mente si affaccia una domanda: perché come
miglior amico l'uomo ha scelto il cane e non la volpe? Nel grande gruppo
dei mammiferi, cane e volpe fanno parte non solo dello stesso ordine, i
carnivori, ma anche della stessa famiglia, i canidi, con un antenato
comune non molto distante e tante caratteristiche simili. Potrebbe
essere solo un caso se oggi non c'è la volpe da guardia, da pastore o da
compagnia, al posto del cane consueto? La domesticazione è una faccenda
delicata, forse personale, che va dalla professione del domatore del
circo all'intesa che si percepisce tra il cavaliere avvezzo alle
scuderie e un particolare cavallo, all'incanto tra le righe del "Piccolo
Principe": «Che cosa vuol dire addomesticare? E' una cosa da molto
dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"? Io non sono per te che una
volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo
bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per
te unica al mondo.» Esiste un'etologia dell'addomesticamento, che così
diventa fatto scientifico: si tratta di studiare un processo biologico
in continua evoluzione con il progredire culturale dell'uomo. La volpe è
entrata in questo percorso a un dato momento della storia umana, ai
tempi del neolitico. Nei villaggi di palafitte scoperti in Svizzera
c´erano ossa di volpe domestica. Le volpi preistoriche erano di una
razza più piccola delle attuali e spesso affette da una malattia che non
ne avrebbe consentito la sopravvivenza allo stato selvatico,
un'ossificazione artritica che connetteva solidamente l'astragalo al
calcagno. I palafitticoli badavano a loro, probabilmente le usavano per
tenere le loro case sgombre dai roditori e poi, secondo quel che
raccontano le tracce di denti umani sulle ossa fossili, se le
mangiavano. Danilo Mainardi negli Anni 70 scrisse "Il cane e la volpe",
un libro dove, dissertando di etologia della domesticazione, raccontava
un suo esperimento: crescere insieme un cucciolo di cane e un cucciolo
di volpe per osservarne il comportamento, la reciproca simpatia e
attrazione, e per ottenere materia di scienza e di pensiero. I due
animali diedero da pensare parecchio al loro osservatore, tanto da
spingerlo ad addentrarsi nel mistero delle licische, ibridi tra volpi e
cani in bilico tra storia e leggenda. La volpe dell'esperimento morì
prematuramente e la ricerca si interruppe, senza licische e con molti
punti interrogativi. Nella storia dell'uomo la volpe come animale
domestico fu battuta non tanto dal cane, che ben prima aveva conquistato
il suo spazio al fianco del bipede con l'anima, ma probabilmente dal
gatto. Il felino sacro agli Egizi, da loro addomesticato e tenuto
gelosamente nei templi perché ispirasse gli auspici dei sacerdoti, ha
conquistato le case di tutto il mondo. E la volpe è rimasta fuori,
attenta e vicina alle umane vicende, ma domestica soltanto nel senso
poco etologico e ancor meno ecologico di animale da pelliccia. Due
ricercatori russi alcuni anni fa fecero un esperimento di selezione in
una fattoria per animali da pelliccia in Siberia, scegliendo e
accoppiando tra loro le volpi più docili e più domestiche
dell'allevamento. Ottennero cuccioli giocherelloni, non mordaci,
fiduciosi nell'uomo, adattissimi a un eventuale inserimento nella
famiglia umana. Queste volpi presentavano differenze anche a livello
ormonale con le loro compagne di allevamento non selezionate: meno
corticosteroidi nel sangue. La differenza a livello funzionale si
manifestava nel comportamento, che diventava più amichevole e innescava
anche una maggiore esuberanza e attività sessuale, con conseguente
sdoppiamento del ciclo riproduttivo annuale: la stessa cosa che deve
essere successa in quei lupi che hanno imboccato la via che li avrebbe
portati a diventare cani. In un libro più recente, "Del cane del gatto e
di altri animali", Mainardi dedica alle licische ancora un paragrafo,
che incomincia dicendo: «Non fanno ibridi il cane e la volpe». Niente
licische, oggi lo studioso ne è certo. Il suo antico lavoro però senza
senso non fu, perché alla fine lasciava la volpe in un mondo di mezzo
tra cani e gatti, che è quello più suo. Infatti dove non teme la
presenza dell'uomo può comportarsi sia da animale sociale, come il lupo,
sia da animale solitario, come un felino. E se la si vede cacciare, dopo
una nevicata d'inverno in una di quelle giornate di eterno crepuscolo,
l'incedere in corsa strisciando è da cane da caccia, ma l'agguato e il
tuffo sul topo sono da gatto, come il tremolio leggero delle zampe per
scuotere via la neve bagnata dai polpastrelli. Mettendo insieme le varie
storie di amicizia della volpe con l'uomo non tutto si sa, e di come
convivere con lei selvatica vera, sterminatrice di polli e portatrice di
rabbia silvestre, molto si discute. Seguendo un'ipotesi e poi un'altra e
un'altra ancora si apre la strada lunga e tortuosa della gestione
faunistica, in cui c'è molto da fare perché la volpe, indisturbata, a
sua volta non disturbi e ci regali ancora fugaci incontri
dell'imbrunire. La sola volpe domestica rimanga allora quella della
storia di Pinocchio, che oggi è di moda e se la intende col gatto, ma
che amica dell'uomo non è
Caterina Gromis di Trana