LA
STORIA
Argo,
il pointer che va in ufficio
Silvia Fares, avvocato civilista, racconta
la sua giornata con Argo che la segue in studio: secondo le regole
del «pet life-style» condivise da molti professionisti
Arriva a Torino il
pet-lifestyle. Portare con sé il cane in ufficio riduce lo stress e
aiuta a lavorare meglio. Avvocati, architetti, pubblicitari e
negozianti, sono sempre di più i professionisti che preferiscono
avere vicino il proprio quattrozampe piuttosto che dover correre a
casa, nel traffico della pausa pranzo, per il «giro-bisognini». I
vip insegnano: Asia Argento si fa seguire anche sul set
cinematografico dal suo chihuahua mentre il bulldog della cantante e
deejay La Pina è ormai di casa negli studi radiofonici dove lavora
la sua padrona. Silvia Fares è un avvocato civilista, ha 32 anni,
uno studio in via Giusti 5 e un cane pointer di sette mesi che si
chiama Argo.
Da quanto tempo ha il cane?
«Sono solo due mesi, me l'hanno regalato i miei nipoti il primo di
ottobre».
Come si svolge la vostra giornata?
«La mattina ci svegliamo verso le 7,30 e io porto Argo a fare una
breve passeggiata, poi torniamo a casa e facciamo colazione. Se non
ho udienze in tribunale lui viene in ufficio con me. A pranzo lo
porto ai giardini per un'oretta e lui fa il diavolo a quattro con
gli altri cani. Torniamo a casa a pranzare, ci cambiamo e torniamo
in ufficio. Terminato il lavoro lo porto di nuovo un po' a spasso,
mentre la sera alle 23 circa esce con mio marito. E' piuttosto
impegnativo ma sono molto soddisfatta della mia scelta».
I suoi colleghi cosa ne pensano?
«Io lavoro in uno studio con tre soci e devo dire che non c'è stato
alcun problema di accoglienza anche perché Argo è un cane molto
tranquillo, un po' curioso, come tutti i cuccioli, ma anche molto
obbediente».
In ufficio come l'ha sistemato?
«Ha un suo cuscinone nel mio studio, la ciotolina dell'acqua e tutti
i suoi giocattoli. Evito di ricevere i clienti nella mia stanza, ma
per fortuna posso ovviare con la sala riunioni. Conosco però altri
avvocati che ricevono mentre il loro cane gironzola per lo studio e
addirittura un collega accoglie i clienti tenendo il gatto ai suoi
piedi. Io credo che sia meglio tenerlo un po' più riparato, anche
per tutelare la sua privacy».
Perché ha deciso di portare Argo in studio con sé?
«Lavorando tutto il giorno, prima di accogliere il cane ho pensato
che fosse compatibile solo se lui fosse potuto venire in ufficio con
me. Altrimenti non lo avrei preso. Per fortuna ho un lavoro che me
lo consente. Forse diventerà di 80 kg e ci saranno più problemi per
gestirlo. Per adesso pesa 16 kg. Ormai dopo due mesi riconosce la
strada dell'ufficio ed è tutto contento quando arriviamo nel
portone, corre e sale i gradini a tre a tre».
Lo consiglierebbe ad altri?
«Certamente, anche se bisogna avere un briciolo di disponibilità e
di organizzazione, altrimenti può diventare pesante. Se ti capita un
appuntamento in cui devi andare tu invece di ricevere i clienti in
studio c'è bisogno di organizzarsi prima in modo da lasciare il cane
a qualcuno. A volte Argo resta anche a casa da solo ma mi dispiace
moltissimo».