Meglio Momo Chan
dei cuccioli comprati al «discount»
La notizia è di qualche giorno fa e
arriva dall'Ansa: il Giappone sta scoprendo il fascino dei «maialini
da compagnia», che da noi veramente si vedono già da qualche anno
anche se non hanno avuto, per fortuna (loro), un gran successo.
La moda si sta diffondendo soprattutto grazie alle dimensioni dei
soggetti (i mini maiali sono più piccoli da un decimo a un quinto
dei loro fratelli maggiori), ideali per le mini case nipponiche,
specie quelle delle megalopoli tipo Tokio.
«Così adorabili nel loro grasso soffice e rosato», recitano gli
annunci pubblicitari. Pare che siano già sicento (il doppio
dell'anno precedente) le persone, soprattutto giovanissime donne, ad
avere in casa un «Babe» (il porcellino coraggioso protagonista del
solito film della Disney).
Con il boom si sono moltiplicati anche i siti Internet, con i
consigli su come nutrirli, allevarli e, manco a dirlo, addestrarli:
dal modo di passeggiare a fianco della padroncina a come «stare
seduti in società». C'è anche una sezione speciale dedicata a «Momo-chan»,
ovvero «Piccola pesca», un amore di porcellino rosa, che si fa fare
lo shampo (forse una speciale varietà al fango).
«I maiali sono molto umani - viene spiegato nel sito -. Il bello è
che trattano gli esseri umani come uguali, a differenza dei cani che
provano troppo rispetto reverenziale per il padrone o dei gatti, che
rimangono sempre un po' diffidenti e non si affezionano sul serio».
E qui ti volevo. Che i porci, a prescindere dalle dimensioni, siano
molto umani, e che trattino gli essere umani come uguali, possiamo
anche capirlo. E, magari, pure condividerlo. Le affinità sono invero
molte: per avere una conferma, chiedetelo a un cane o a un gatto
abbandonato. Senza offesa per i maiali, da compagnia o da salama, nè
per i giapponesi.
I quali, tempo fa, inventarono il «Tamagotchi» (ve lo ricordate?).
Progenitore del «Furby», che perlomeno di fame non muore (anche se,
come il pulcino robot nipponico, fa morire prima, di stress e sensi
di colpa, il proprietario). In certi casi, tuttavia, verrebbe quasi
vogli di fargli un monumento, al popolo del Sol Levante. Perchè,
visto la brutta fine che spesso fanno cani e gatti, soprattutto
quelli «impacchettati» col fiocchetto e fatti trovare ai bambini
sotto l'albero di Natale, meglio far crepare un robot.
E qui, ci spiace ripeterci, ma ci tocca tornre a parlare dei
cuccioli trattati come giocattoli. Lo facciamo anche su
sollecitazione di diversi veterinari responsabili, quelli che
preferiscono avere qualche «cliente» in meno e vedere qualche
cucciolo sano e felice in più. Attenti agli «acquisti» improvvisti e
fatti nei negozi di animali.
In questo periodo, credeteci, gli ambulatori sono pieni di
cucciolotti che in negozio erano vivaci e giocavano, e a casa hanno
cominciato a stare male. Se non vi sentite pronti a prendere un
cane, non fatevi commuovere da vostro figlio. Nè dal prezzo
abbordabile di qualche «occasione speciale». Gli animali non sono
merce da discount