Giovedì 19 dicembre 2002

Liberi ma con un tutore: cani adottati dai quartieri
 

Resteranno liberi, ma un tutore li seguirà. Dovrà procurare loro da mangiare e bere, assicurarsi che dormano in luoghi riparati e non diano fastidio a chi non li ama. Diventa realtà il progetto cane di quartiere, organizzato per porre un argine, non risolvere, allo spinoso problema del randagismo. Diciamolo subito: non tutti hanno le caratteristiche per diventare “cani di quartiere”. Per il momento sono quindici gli animali inseriti nell’elenco, stilato dai volontari dell’associazione “Il rifugio” assieme al Comune e alla Asl. Tutti hanno alcune caratteristiche in comune: non sono aggressivi, sono abituati al contatto con i bambini e sono stati già sterilizzati. Si trovano in zone diverse della città e, pur restando liberi, hanno una persona che bada a ciascuno di loro. Di fatto è un po’ quello che è avvenuto sinora, ma con qualche garanzia in più: la persona che ha scelto di diventare tutore ha un nome e cognome, dunque dovrà assicurarsi che non ci siano problemi. Tutte le informazioni sono inserite in una scheda, corredata di fotografia del “fido” di turno. In ogni caso l’occhio dei volontari sarà sempre vigile. Si tratta di un progetto cui i volontari che da tempo, a proprie spese si occupano di randagi, tenevano molto. Il Comune ha fatto la sua parte, stipulando una convenzione con i volontari e stanziando 1350 euro per l’acquisto di cucce e collarini. «So già che qualcuno dirà che ci sono cose più urgenti da affrontare - dice Carlo Pinna, assessore all’Ambiente - ma considero questo un problema di civiltà. Anche se questa è solo una delle iniziative programmate per combattere il randagismo».
Cinzia Simbula

 

 

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