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Animali a rischio d'estinzione
per colpa del clima
“Santa Claus” in viaggio su
una slitta senza renne
Renato Urbinati
A
nche quest'anno la slitta di Babbo Natale, trainata dalle renne, farà i
suoi giri in tutto il mondo per distribuire i suoi regali ai bambini. Ma
in futuro Santa Claus potrebbe essere costretto a ricorrere a una slitta a
motore. Infatti, a causa del cambiamento climatico, le renne sono in grave
pericolo. È quanto rileva una ricerca dell'Università di Washington. A
minacciare questi protagonisti della tradizione natalizia, ma anche caribù
e buoi muschiati, che si cibano di licheni e muschi che crescono sulla
superficie del suolo, è la pioggia che cade sulla neve alle estreme
latitudini settentrionali durante i mesi invernali. Recentemente
nell'isola di Spitsbergen, a mezza strada tra la Norvegia e il Polo Nord,
le temperature del suolo, che normalmente restano ben al di sotto del
livello di congelamento in inverno, sono cresciute fino ad arrivare al
quasi congelamento e sono rimaste costanti per dieci giorni, perché la
pioggia ha attraversato la neve e ha ripulito la superficie del suolo.
Quando l'acqua si è ghiacciata, la temperatura del suolo è di nuovo scesa,
ma la copertura ghiacciata ha impedito agli animali di sfamarsi. «C'è uno
strato di ghiaccio spesso diversi centimetri che anche una persona dotata
di strumenti adatti stenterebbe a penetrare», ha detto Jaakko Putkonen,
uno degli autori della ricerca. Questo strato di ghiaccio dura fino
all'estate, quando la neve e il ghiaccio finalmente si sciolgono. E ormai
non è più raro che diversi eventi di piogge sulla neve si ripetano nello
stesso inverno. «Ho visto le temperature del suolo rimanere al livello del
congelamento per due mesi – ha spiegato Putkonen – anche quando gli strati
di ghiaccio sono impenetrabili, più calde temperature della superficie del
suolo fanno crescere funghi e altri organismi nocivi che tengono lontano
gli animali da queste aree». Durante questi periodi i pastori devono
iniziare a portare cibo altrimenti le renne non possono sfamarsi e col
cambiamento climatico la situazione peggiorerà. Lo studio ha infatti
sviluppato un modello per valutare gli effetti del cambiamento climatico
in aree come l'Alaska e il Canada settentrionale, la Groenlandia, la
Scandinavia settentrionale e la Russia. Il modello indica che nella decade
tra il 2080 e il 2089 gli eventi di pioggia su neve in queste aree
aumenteranno del 40%. Questi eventi avverranno vicino alle aree costiere,
ma il modello prevede che essi si sposteranno sempre più verso l'interno.
Ciò significherà maggiori impatti non solo per le renne, ma anche per gli
uomini che da questi animali dipendono per il loro sostentamento. «La
conclusione è che in futuro la pioggia penetrerà sempre più all'interno
dei continenti dove vive la maggioranza delle renne – ha concluso lo
studioso – questa è una conseguenza del cambiamento climatico che colpisce
specificamente anche i popoli indigeni che da millenni dipendono dalle
renne e dai caribù». Intanto, non è ancora in forte espansione ma
l'influenza quest'anno si farà sentire di più rispetto alle due annate
precedenti. E, proprio in questi giorni di feste, le effusioni natalizie
saranno una concausa. «A Natale, si sa, si fanno regali ma soprattutto si
baciano parenti, amici e fidanzati per gli auguri tradizionali della cena
del 24 e il pranzo del 25 dicembre, ma anche i brindisi con baci dei
saluti dell'anno che finisce e dell'augurio per quello che inizia. Ecco
allora che attraverso il bacio si nasconde il rischio di trasmettere
proprio uno dei virus dell'influenza che tende così a propagarsi più
facilmente». Lo ha detto il prof. Fabrizio Pregliasco, direttore
dell'istituto di virologia di Milano ed esperto dell'andamento
dell'influenza nel nostro Paese. «La curva sta salendo – ha aggiunto
Pregliasco – anche se ancora lentamente». Durante la settimana passata, la
cinquantesima, infatti, il dato è stato di 1,15 su mille abitanti adulti
mentre nelle fascia di età compresa tra 0 e 14 anni, ha raggiunto 2,43
ogni mille giovani. Finora è stato isolato il virus «B-Hong Kong» a
Milano. «Stiamo aspettando – ha detto ancora il virologo – l'altro, cioè
"l'A-Panama" che si sta diffondendo molto in Francia e in Spagna dove ci
sono segni di intensa attività epidemiologica, con molto anticipo» |