Giovedì 8 maggio 2003

Altre segnalazioni di bocconi fatali arrivano della Val d’Illasi e dalla zona del Corno d’Aquilio
Un «bollettino» degli avvelenati
Cani uccisi, il farmacista di Badia Calavena espone la lista
 

 
Si diffonde a macchia d’olio la moda criminale dei bocconi avvelenati sparsi sul terreno. Continua la moria di cani vittime di questa pratica incivile senza che si riesca a trovare traccia dei responsabili. Gli ultimi casi domenica scorsa, nel pomeriggio, tra il Corno d’Aquilio e il Corno Mozzo, vicino al Pazzo Fittanze. Due cani sono rimasti avvelenati durante una passeggiata e sono morti, l’ultimo l’altro ieri sera, dopo due giorni di agonia. La proprietaria Adriana Labots, abitante a San Pietro in Cariano. E salgono così a otto, negli ultimi due mesi, i casi di avvelenamento di cani nella zona del Passo Fittanze. Ma se gli ammazza-cani continuano a colpire, appaiono anche le prime timide forme di autodifesa. Da qualche giorno, all’esterno della farmacia di Badia Calavena è apparso infatti un cartello con la scritta: «Bocconi avvelenati in zona: Gamberi, Polatti, Tiglio, Cunegatti».
«Un amico», racconta Francesco Infanti, titolare della farmacia, «ha visto morire il suo cane al ritorno da una passeggiata sulle colline di Badia. Il veterinario gli ha confermato che l’animale era stato avvelenato, probabilmente da un boccone incontrato durante la passeggiata. Il proprietario del cane ha ritenuto suo dovere informare la popolazione del pericolo e mi ha chiesto di esporre il cartello». La segnalazione serve sia per mettere sull’avviso gli altri proprietari di cani sia per avvertire i bambini che vanno a giocare all’aperto e possono incontrare i bocconi avvelenati. Un pericolo di cui gli ignoti avvelenatori non sembrano minimamente preoccuparsi. «Adesso i bambini giocano all’aperto» continua Infanti, «e la naturale curiosità verso oggetti sconosciuti può esporli a dei pericoli».
Alla caserma dei carabinieri di Badia l’ultimo esposto per fatti analoghi risale a gennaio e l’indagine dei militari non ha dato esiti concreti. Il comandante della stazione invita comunque a segnalare gli eventuali episodi, soprattutto a riferire: «Se si notano persone con qualcosa in mano, o che compiano gesti in qualche modo sospetti. La segnalazione è doverosa, ma è importante anche fornire qualsiasi elemento che ci permetta di avviare le ricerche».
Un altro caso di avvelenamento è avvenuto 10 giorni fa a Lovati, una contrada di Vestenanova: la vittima è stato Yuri, un meticcio di un anno, incrocio fra un huskie e un pastore tedesco, che aveva ingoiato un’esca imbottita di un forte antiparassitario. E a Vestenavecchia, nello stesso Comune, si era da poco verificata una strage di otto cani, sempre avvelenati.
Domenica, come detto, altri due casi. Una delle due vittime è Simba, un cane di tre anni, del peso di 55 chili, incrocio fra un alano e un pastore tedesco. Simba è morto martedì sera, dopo due giorni di agonia: aveva ingoiato del diserbante. La proprietaria, Adriana Labots, olandese, conosciuta come «Dia» a San Pietrio in Cariano dove abita con il marito Federico Benini, racconta con angoscia la perdita di Simba, che aveva raccolto cucciolo al canile. «Con alcuni amici», spiega, «domenica abbiamo fatto un’escursione sul Corno d’Aquilio e nel pomeriggio eravamo tra il Corno Mozzo e al Passo delle Fittanze. Intorno alle 15 eravamo seduti per una sosta e ho visto Simba con le bave alla bocca, tutto tremante. Ho pensato subito a un’indigestione, visto che aveva corso tutto il giorno e aveva bevuto acqua fredda. Ma le condizioni peggioravano e quindi ci siamo rivolti al nostro veterinario, dopo aver trovato chiuso l’ambulatorio di quello più vicino, a Negrar».
Il veterinario ha trovato tracce di veleno e ha somministrato al cane una flebo. «Poi l’abbiamo portato a casa», continua Dia, «ma ha vomitato e ha avuto diarrea e convulsioni tutta la notte. Altre flebo non sono servite. Simba è morto martedì sera. Il veterinario ci ha detto che domenica un altro cane che aveva passeggiato vicino al Passo Fittanze è morto avvelenato. Io mi chiedo come si possa gettare del veleno per uccidere degli animali. Non auguro a nessuno di veder morire così il proprio cane».
In due mesi, otto cani avvelenati nella zona del Passo Fittanze e tra il Corno d’Aquilio e Corno Mozzo, di cui cinque morti. «I sintomi sono stati gli stessi», dice Stefano Quaranta, il veterinario a cui si è rivolta Dia Labots, «avvelenamento da organofosforici e carbammati, sostanze presenti nei diserbanti e nei prodotti antiparassitari usati nei campi. Difficile pensare che siano esche per uccidere animali selvatici; più probabilmente sono dispetti ai padroni dei cani».
Renato Zorzella

 

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