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«L'uomo ha la pretesa spesso del tutto in buona fede, di interpretare i
comportamenti degli animali...
MANFREDONIA «L'uomo ha la pretesa spesso
del tutto in buona fede, di interpretare i comportamenti degli animali e
dunque di agire di conseguenza, ragionando con il cervello da umano e non
con quello di un animale: é un errore di fondo grave che puó comportare
pesanti conseguenze all'uomo e all'animale».
Il discorso ha come riferimento Filippo, il ben noto delfino solitario di
Manfredonia, da una parte, in gran maggioranza, ammirato e protetto,
dall'altra, una minoranza che va tuttavia ingrossandosi, che lo teme e
cerca di evitarlo. A riassumerlo nei termini innanzi riportati, la
dottoressa Claudia Gili, responsabile del settore veterinario
dell'acquario di Genova, venuta qui a Manfredonia, invitata dal Comitato
per la tutela del delfino Filippo, per una ispezione specialistica al
tursiope e per avere delle autorevoli istruzioni perchè uomini e delfino
non interferiscano danneggiandosi magari a vicenda.
Una esigenza avvertita oltre che dalle autoritá preposte come la
Capitaneria di Porto, la Guardia di Finanza che tengono in gran conto il
delfino proteggendone l'incolumitá (la Capitaneria di porto ha tra l'altro
emesso una apposita ordinanza), dalle autoritá comunali, dagli addetti
alla pesca, dai diportisti responsabili, dalla gente comune che ha
adottato Filippo.
Con il presidente del Comitato, Giovanni Simone e la consigliera Annarita
Prencipe, erano anche i veterinari della Asl FG/2, Iarussi e Giancastro,
il professor Zizzo dell'Universitá di Bari. In discussione gli incontri
ravvicinati tra bagnanti e delfino. Non quelli provocati purtroppo da
sconsiderati che mossi piú da un sentimento di curiositá fine a sè stessa,
sottopongono Filippo alle scorribande piú impensabili senza l'esclusione
di vere e proprie sevizie, come evidenti segni cicatrizzati sull'animale
dimostrano, bensi quelli non desiderati, che avvengono cioé per iniziativa
di Filippo.
«E' un atteggiamento consequenziale alla familiaritá, si fa per dire, cui
l'animale é stato abituato con approcci sbagliati» - sentenzia la Gili che
di delfini e piú in generale di abitatori del mare, é piú che una esperta
avendo seguito la specifica vocazione palesatele sin da bambina e
coltivata con gli studi in veterinaria e corroborata con esperienze
lavorative in tutto il mondo fino ad approdare all'acquario di Genova.
«Una familiaritá che sollecita anche - rivela - comportamenti sessuali nei
confronti delle persone che incontra. Sono comportamenti noti,
scientificamente accertati che hanno un grado di pericolositá notevole.
Filippo rimane pur sempre un animale selvatico, intelligente ma non
ammaestrato e neanche addomesticabile. Non razionalizza il limite che lo
divide dalle persone con le quali gioca o si ritiene che giochi.
I delfini per loro natura sono un po' matti, quanto meno stravaganti. Di
qui le reazioni delle vittime quando quel limite viene oltrepassato. In
ogni caso - afferma Gili - sono piú i danni che Filippo ha ricevuto che
quelli che ha prodotto».
La ricetta? «Non esiste una ricetta di comportamento se non quella -
annota la studiosa - del piú elementare e rigoroso rispetto dell'animale:
evitare dunque di avvicinarlo, toccarlo, meno che meno di giocarci.
Filippo é un delfino sano, bene equilibrato che fa quello che vuole.
Bisogna lasciarlo alla sua natura di animale libero che ha scelto per
sconosciute ragioni di rimanere qui, fino a quando deciderá di andare
via».
Il problema incombente alla vigilia della stagione balneare, é quello di
mettere in atto opportune misure di prevenzione. Il sindaco Paolo Campo e
l'assessore alla cultura Antonio Prencipe, hanno proposto una serie di
misure preventive ma anche repressive che saranno definite in una
conferenza dei servizi allargata a tutti gli utenti del mare,
professionisti ed occasionali. Il motivo di fondo in sostanza é
soprattutto quello di promuovere e diffondere una piú rigorosa cultura del
mare e dunque del rispetto dei suoi abitanti. Anche il delfino Filippo è
un patrimonio da difendere e da salvaguardare...a debita distanza.
Michele Apollonio
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