Sabato 1° marzo 2003

Sbranò un barboncino, rottweiler «giustiziato»
A Milano cane giudicato troppo pericoloso

Mordere e inseguire persone, uccidere e sbranare un barboncino, come solo i cani addestrati ai combattimenti clandestini sanno fare, è costato caro ad un rottweiler che a lungo ha terrorizzato un quartiere di un popoloso comune dell’hinterland milanese. Quel cane ha pagato pesantemente colpe non solo sue e, al termine di un complesso iter giudiziario, è stato «giustiziato». La triste storia del rottweiler comincia un paio di anni fa quando, ancora cucciolo, seguiva l’esempio di due pit bull, come lui di proprietà di nomadi accampati nei pressi di via Mazzini a Garbagnate Milanese. Con i tre cani in circolazione, liberi e senza museruola, si usciva di casa rischiando un’aggressione. E in 63 chiesero al sindaco di intervenire. I vigili urbani identificarono il padrone del rottweiler. Era un nomade di 21 anni, sospettato di addestrare il cane ai combattimenti, che poterono solo multare perché l’animale non era iscritto all’anagrafe canina.
Per altri due anni quel cane feroce ha gettato scompiglio nel quartiere, fino al 5 febbraio scorso quando, alle 6,55 della mattina, ha incrociato un indifeso barboncino a spasso con il padrone. Un incontro che segnerà la fine per entrambi gli animali. In un attimo il barboncino viene ucciso e sbranato dal possente rivale. Al proprietario del cagnolino non resta che denunciare tutto ai carabinieri i quali individuano e catturano subito il rottweiler nel campo nomadi. Del suo padrone, però, nessuna traccia.
La vicenda finisce sul tavolo del sostituto procuratore di Milano Giulio Benedetti che apre un’inchiesta e invita il servizio veterinario della Asl uno di Milano a visitare l’animale e a tenerlo in osservazione. Le norme, infatti, prevedono che se un cane è pericoloso per gli uomini o per gli altri animali, deve essere abbattuto. Qualche tempo dopo arriva la risposta che equivale ad una condanna a morte per eutanasia: il rottweiler è «particolarmente aggressivo» e molto pericoloso. Il 21 febbraio un’iniezione letale lo uccide.
Giuseppe Guastella gguastella@corriere.it

 

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