Venerdì 28 marzo 2003

Comunicato Stampa Enpa

Milano, 28 marzo 2003

 
OGGETTO: Ispezione NAS al Canile di Pantigliate

 

In riferimento alla notizia pubblicata oggi sulle Cronache locali in merito ad un sopralluogo svolto dai Nuclei Antisofisticazione dei Carabinieri nel canile “Il Molino” di Pantigliate, convenzionato con 42 Comuni dell'hinterland, che ha portato al sequestro una cella frigorifera con alcune carcasse ed alla attivazione di indagini per la sparizione di 150 carcasse di cani, la Sezione desidera evidenziare quanto segue:

  • Il canile Il Molino di Pantigliate è convenzionato da molti anni con diverse decine di Comuni nella provincia di Milano(area sud-est) per l'accalappiamento e la gestione dei cani randagi vaganti, disponendo di una struttura che è in grado di ospitare circa 900 cani. Il canile è stato oggetto nell'ultimo decennio di numerosissime segnalazioni per l'incuria nella custodia dei cani e per difformità nello svolgimento del servizio.
  • Nel 1994 una perquisizione delle Guardie Zoofile dell'ENPA e del Nucleo Antisofisticazione dei Carabinieri su mandato della Procura della Repubblica di Milano esitò con una notizia di reato nei confronti del gestore Sig. Pietro Cirillo per la violazione di diversi reati penali, tra cui il maltrattamento ad animali e la falsa attestazione sulle catture dei cani vaganti. La perquisizione esitò inoltre nella denuncia per la violazione di diverse norme sanitarie e della legge a tutela della fauna selvatica. Nel corso dello stesso anno vennero successivamente depositate dall'ENPA di Milano ulteriori notizie di reato per le modalità di appalto del servizio con la ASL locale.


Ancora una volta quindi si ripropone il problema, più volte sollevato da ENPA, della gestione in appalto dei servizi di cattura e custodia dei cani vaganti, un fenomeno che ormai coinvolge la grande maggioranza dei Comuni non soltanto nella nostra Regione. Sono oramai decine i casi di Società appositamente costituite per la gestione dei canili rifugio in appalto, spesso gestite da elementi con rilevanti precedenti penali o legati alla criminalità organizzata, in cui gli animali risultano essere mantenuti in condizioni vergognose. Questo fenomeno, purtroppo per molti anni non sufficientemente indagato dalle forze di polizia e dalla magistratura, ha portato alla creazione ed alla proliferazione di strutture inadeguate ed inaccettabili, mentre il denaro pubblico finiva nelle tasche di organizzazioni criminali, talvolta coinvolte nel giro dei combattimenti fra cani e delle scommesse clandestine.

        Nonostante la legge nazionale a tutela del randagismo non preveda l’appalto a privati e demandi ai Comuni singoli o associati l'onere di costruire o ristrutturare canili e rifugi in proprio, la prassi di affidare il servizio a strutture come allevamenti, pensioni o, come nel caso de “Il Molino”, società specifiche il cui business è la sola gestione dei cani randagi, è ancora tristemente diffusa. I problemi che derivano da questo tipo di gestione sono intrinseci alla stessa natura dell'accordo che si stabilisce tra i Comuni ed i convenzionati: questi contratti prevedono infatti un compenso calcolato per ogni giorno di permanenza nella struttura di ogni cane catturato ed è pertanto facile comprendere come l'affido degli animali accalappiati sia di per sé controproducente per i titolari dei rifugi convenzionati. Oltre a ciò, il fattore della lontananza dei rifugi dal territorio cittadino (spesso decine di chilometri e talvolta in altra provincia) riduce fortemente le possibilità di collocazione degli animali. In questo modo i Comuni si trovano in una situazione dove, anche se il costo di custodia giornaliera risulta relativamente ridotto, la permanenza per lunghi periodi degli animali presso la struttura convenzionata è responsabile di alti costi totali di gestione.

Troppo speso inoltre i Comuni non effettuano controlli periodici sulla reale presenza dei cani nelle strutture convenzionate con conseguente addebito di costi per animali non presenti perché affidati, restituiti o deceduti. Negli anni scorsi la Procura di Milano aprì un’inchiesta ipotizzando il reato di truffa nei confronti della pubblica amministrazione proprio per questo tipo di situazioni.

Questo fenomeno e i problemi che ne derivano, ben più vasti di quanto sopra brevemente esposto, sono peraltro amplificati dalla inaccettabile assenza di una normativa regionale di recepimento della legge nazionale 281/91: dopo infatti 12 anni dalla emanazione della legge, la Regione Lombardia resta l'ultima regione in Italia a non aver ancora adottato una propria normativa, il cui progetto giace ormai da tempo immemore in Consiglio Regionale.


Ermanno Giudici
Presidente Sezione di Milano e Consigliere Nazionale ENPA
ENPA Sez. di Milano
Via Gassendi 11 20155 MILANO
tel+39/02/39267064 fax +39/02/33000437

 

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