
giovedì 2 ottobre 2003
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Nel gatto di casa può nascondersi un artista di ROBERTO ALLEGRI Da diversi anni i biologi del Dipartimento di Estetica applicata del Rudkin College di Dallas, nel Texas, svolgono studi affascinanti sulla capacità dei gatti di... dipingere. È raro, ma capita che un comune gatto di casa dimostri di possedere un innato senso artistico: se gli si mettono a disposizione delle ciotoline di colore, esso vi immerge le zampe e si mette a tracciare strisce di diverse tinte sulle pareti o su un foglio di carta, creando composizioni di «arte astratta» molto gradevoli anche per le proporzioni tra i vari segni. In simili dipinti gli esperti riscontrano spesso analogie con gli oggetti presenti nell’ambiente dove i gatti vivono. Questo dovrebbe significare, secondo i biologi di Dallas, che i mici sono addirittura in grado di ritrarre ciò che li circonda. Analoghi studi sono in corso nelle università inglesi di Oxford e Cambridge. Tutte le ricerche mirano a capire se il comportamento dei gatti pittori dipenda dal semplice istinto di delimitare il territorio o se si possa parlare di un loro senso estetico. In attesa di appurarlo, ci rimane una certezza: alcuni dipinti eseguiti dai mici lasciano davvero a bocca aperta. A volte le cose rappresentate appaiono capovolte, come se il micio avesse dipinto stando a testa in giù: i ricercatori hanno scoperto che questo succede nei gatti che passano molto tempo sdraiati sulla schiena e che quindi vedono gli oggetti alle loro spalle capovolti. I dipinti felini sono tenuti in grande considerazione, soprattutto negli Stati Uniti, in particolari ambienti artistici «gattofili». Alcuni di essi sono stati esposti in importanti mostre, come nella «Top Gallery» di New York. E qualcuna di queste opere è stata acquistata da collezionisti per cifre da capogiro: nel 1993 un dipinto eseguito dai gatti Wong Wong e Lu Lu è stata venduta all’asta per 30 milioni di dollari. Le doti artistiche dei gatti sono note da almeno cinquemila anni. Sono stati ritrovati papiri egiziani che raffigurano gatti con le zampe appoggiate su un muro, intenti a dipingere. Anche numerosi disegni medievali rappresentano mici pittori. In un Bestiario del 950 conservato nella Bodhead Library di Oxford c’è un gatto che dipinge con le zampe su un cavalletto, non molto diversamente, dunque, da Matisse, il micio pittore del celebre film «Gli Aristogatti» di Walt Disney. Un’antichissima leggenda irlandese, inoltre, racconta di un micio che viveva nel monastero di Columkille e aiutava i monaci a decorare le miniature dei codici. E in una carta da gioco tedesca risalente al 1430 si vede la regina Bianca porgere una ciotola di colore al suo gatto, il quale riempie di impronte la veste della sovrana. All’inizio dell’Ottocento i gatti pittori erano diventati molto popolari nei salotti delle signore. Queste mettevano dei piattini pieni di farina sul pavimento e lasciavano che i gatti vi intingessero le zampine e si divertissero a tracciare strani disegni per terra. Spesso si interpretavano quei segni come si fa coi fondi del caffè. Esistono diversi cuscini ricamati di quell’epoca che mostrano mici pittori. Alla fine dell’Ottocento una gatta giapponese divenne famosissima per i suoi disegni. Il talento di Otakky - così si chiamava la micia - attirò moltissimi curiosi nella bottega del suo padrone, anche lui pittore. E ancora oggi in ricordo di Otakky in molti negozi del Giappone si trovano statuette di gatti che dipingono, considerate dei talismani contro la sfortuna. |
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